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“Salvo Montalbano sono!”. E fin qui nessun mistero. Il commissario di Vigata il nome di battesimo ce l’ha, colleghi e amici lo usano, il vice Augello e Beba in suo onore chiamano il figlio Salvuzzo.

Ma chi conosce il nome del commissario Maigret, del tenente Colombo, del commissario Sonéri o dell’ispettore Coliandro? Dopo Sherlock Holmes, Hercule Poirot, Miss Jane Marple ed Ezechiele “Ezzy” Sheridan, storico tenente della RAI anni 50-60, i nomi personali degli investigatori sono divenuti una rarità.

È vero, i poliziotti tra di loro si chiamano per cognome, ma con amici e familiari? Simenon aveva risolto. Il suo commissario era solo “Maigret” anche per la consorte, ricambiata con un “signora Maigret”. Occorre un’enciclopedia per scoprire che si chiama Jules, anzi Jules-Joseph Anthelme, e lei Louise.

E il tenente Colombo a domanda risponde che il suo nome è Tenente e solo la moglie ha il permesso di usare quello vero. Mai pronunciato in 69 episodi. Però è apparso un paio di volte su un tesserino: Frank, Frank Colombo. Lo stesso vale per Sonéri, il Luca Barbareschi di “Nebbie e delitti”. Neppure la compagna Angela (Natasha Stefanenko) ne pronuncia mai il nome, che è Franco.

Ammettiamolo: qualcuno ricorderà che Derrick si chiamava Stephan, Cordier Pierre e Kojak Theo (da Theocrates). E qualcuno avrà scoperto che Cacciapuoti, il brigadiere del maresciallo Rocca, si chiama Alfio. Ma il buffo ispettore Coliandro? Mai il nome, neppure nei romanzi del suo inventore Carlo Lucarelli. Una scelta voluta, un cognome che vale nome, cognome e soprannome. E che vuol dire proprio ‘coriandolo’.