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Oggi a Roma si contano quasi 650 femmine chiamate Andrea e sono più di 100 anche a Milano e a Napoli. La legge vieta nomi di donna per i maschi e viceversa e la faccenda di Andrea femminile è giunta in vari casi in tribunale. Poi la Corte di Cassazione ha stabilito che il nome «ha natura sessualmente neutra nella maggior parte dei Paesi europei, nonché in molti extraeuropei».

Nei secoli e nei dialetti si era cercato di risolvere via via con Andreozza, Andreuola, Andreetta, Andreana, Andreina (il più fortunato), Andreea (come in Romania) e perfino Andreaa con due -a- finali.

Alcune anagrafi e alcuni giudici hanno imposto ai genitori di dare alla figlia un primo nome chiaramente femminile con Andrea in seconda posizione. Tutto inutile. Anche perché i sostenitori di Andrea femminile hanno altre frecce al loro arco. Nell’Italia medievale Andrea in Italia era già un tipico nome ambigenere. La Roma del Quattrocento era piena di suore, nobili e altre donne chiamate Andrea.

E pensare nel XX secolo le anagrafi italiane hanno registrato, al femminile, oltre 5500 Mattia, 3300 Nicola, 860 Battista, 840 Leonida, 750 Cosma, 380 Giona, 300 Enea, Bonaventura, Saba, Giambattista e Giovanbattista, oltre 100 Geremia, Barnaba, Nikita e Vanja, Tobia, Babila, Zaccaria e qualche decina di Giona e perfino Attila e Balilla. Tutte donne.