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Il primo ad accorgersene fu Giacomo Leopardi. Nel suo Zibaldone scrisse d’aver conosciuto una Teresa vecchia (e antipatica) e mai riuscì a farsi persuaso, come direbbe Montalbano, che quel nome potesse appartenere a una giovane e bella: e ribattezzò Silvia la donna amata, che si chiamava appunto Teresa.

Già, perché i nomi hanno la loro età. In ogni periodo ce ne sono di adatti a bambini e di tipici per adulti e anziani. Vent’anni fa a Roma si andava dai 3 anni di Jessica e dai 4 di Martina (età media) ai 69 di Elvira e ai 74 di Olga. Tra i maschi i più giovani erano Mattia e Jacopo (intorno ai 4 anni), i più vecchi niente meno che Romolo (60) e Remo (67). Anche Trento ha fatto i conti e nel 2009 è risultato che i nomi più giovani sono Sofia e Arianna, Samuele e Nicolò. I più attempati: Ida e Pia, Lino e Italo.

Perfino i suffissi hanno un’età. Tra 800 e primo 900, le nostre nonne e bisnonne si chiamavano Angelina, Paolina, Albertina, Enrichetta. Le nostre mamme e mogli sono diventate Angela, Paola, Alberta, Enrica. Simonetta fu sostituito a metà anni 60 da Simona e il cambio fu così brusco che se una donna di più di 50 anni si fa chiamare Simona, per l’anagrafe sarà Simonetta. Il che vale per la nota psicoanalista Simona Argentieri (1940), per l’attrice Simona Marchini (1941, ricordate “Quelli della notte”?), per l’autrice tv Simona Ercolani (1963, quella di “Sfide”).