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Le monache, si sa, sono anche abili cuoche. Molte ricette tradizionali si devono a loro. Spulciando tra i piatti più buoni dei borghi più belli d’Italia, si segnalano alcuni prodotti sopraffini. Nelle taverne di Stroncone (Terni) si gusta la zuppa di Suor Anita, a base di fagioli, ceci, lenticchie e cicerchie, e la polenta alla brace.

Ma è nel settore dolciario che le suore hanno avuto le idee più gustose. Per le feste di Pasqua a Tagliacozzo (L’Aquila) insieme alla pizza pasquale la tradizione esalta due tipi di biscotti, chiamati cavallucci e palombelle, che sono confezionati dalle monache di clausura del monastero benedettino per la Festa del Volto Santo nella domenica in Albis.

A Conca dei Marini (Salerno) la sfogliatella “Santa Rosa” è considerata, almeno dai golosi, il dono più bello delle monache di clausura del monastero chiamato appunto di Santa Rosa, e la tradizione dice che il giorno della festa della santa, all’epoca il 30 di agosto, il dolce fosse donato a tutti i cittadini di Conca

Il “biscotto della badessa”, così chiamato perché ideato – pare – dalle monache del convento delle Clarisse, è il dolce locale per eccellenza a Castroreale (Messina). Esiste in due versioni: quella dura, adatta a essere inzuppata nella granita o nel vino dolce, e quella morbida, farcita con nutella o marmellata.

La “Guida dei Borghi più belli d’Italia” presenta il “piatto del borgo” di ciascuna realtà e altre specialità culinarie caratteristiche e spesso uniche del luogo.