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1. Le piace il suo nome? Anche dopo il degrado semantico subìto a causa del personaggio di Fantozzi e del giudizio sulla capacità di generare nevrosi espresso da Massimo Troisi?

L’ho portato per troppi anni, non può esserci un giudizio. È come chiedere se ti piace la Luna.. mah?! .. però se cambiasse mi allarmerei. Quanto poi allo svilimento del nome se attribuito a situazioni o personaggi grotteschi o tragici, cosa avrebbero dovuto pensare il grande attore Adolfo Celi e il poco noto ma simpatico Benito Urgu?

2. Quale nome le sarebbe piaciuto portare, specie da giovane? Giovanni Agnelli: La mia cinquecento si rompeva continuamente.

3. Quanto conta il nome e il cognome nel mondo dello spettacolo? Quali esempi di nomi d’arte trova particolarmente indovinati? Conta, perché i divi vengono venduti al pubblico come qualsiasi altro prodotto industriale. C’è bisogno di un nome che si ricordi subito e suoni bene. Un nome d’arte indovinato è Madonna: sarebbe difficile accostarle aggettivi negativi o denigratori.

4. Ha mai attribuito nomi e nomignoli ad animali domestici, oggetti, veicoli e altro di sua proprietà? Ad animali no, ma la mia succitata cinquecento, quando mi lasciava per strada, l’ho chiamata in molti modi, nessuno dei quali riferibili.

5. Come regista RAI, ha vissuto da protagonista la stagione di “Alto gradimento” con Arbore e Boncompagni, piena di personaggi d’invenzione d’ogni genere. Come venivano scelti quei nomi, da chi, in base a quali criteri? I nomi dei personaggi li sceglievano i conduttori e lo facevano d’impeto, dando a ciascuno il nome che lo identificava per il suo ruolo e tipologia, con un carattere fanciullesco, in stile “Corrierino dei piccoli”: Scarpantibus, Malik Maluk, Il prof. Aristogitone, Max Vinella, la garrambona, Romolo Catenacci, Vinicio ecc.

6. Se dovesse oggi proporre un programma di intrattenimento in tv, che nome gli darebbe? Quali titoli di programmi radiofonici o televisivi ricorda come i più azzeccati? Gli darei un titolo in italiano e che lasci intendere subito di cosa stiamo parlando. Una volta i titoli erano tutti azzeccati... alla guida della RAI c’era gente di valore. “Per voi giovani”: elementare, chiaro, immediato.

7. Tante canzoni hanno un nome di donna: la sua preferita? E perché? Non amo i titoli con nomi di donna, mi danno sempre l’idea di una captatio benevolentiae nei confronti di tutte la potenziali acquirenti omonime. La canzone Margherita di Cocciante mi è particolarmente cara. Non per il nome ma perché segna la bella evoluzione stilistica di un caro amico, Riccardo Cocciante.

8. C’è qualche altro nome-simbolo della sua passione per la musica (eventualmente anche strumenti, spettacoli, riviste, ecc.)? I nomi simbolo della mia passione per la musica sono due: Beethoven e Elvis Presley. Lungo sarebbe spiegare il legame tra questi artisti e la mia vita. Posso dire che il secondo fu la meretrice che mi rapì al primo.

9. Ritiene che l’onomastica sarebbe un argomento di successo in radio o in televisione? Sì, se ben confezionata e resa leggera, per non spaventare già col suono accademico del suo solo nome.

10. Se sì, perché allora non se ne parla? L’ho detto. Qui si parla di nomi e appare chiaro come il termine “onomastica” evochi scenari di polverosi professori e soporifere e capziose discussioni. È comico pensare che l’onomastica, per farsi accettare dovrebbe cambiare nome o, comunque, non venire citata nel titolo di un programma sull’onomastica. Curioso ma vero.