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Se si potesse immortalare con un selfie un cognome, quello di Totti resterebbe in bianco. Non è uno scherzo.

Nel Medioevo i nomi personali – che poi hanno dato origine ai moderni cognomi – venivano accorciati in testa (Filippo diventava Lippo, Alberto > Berto, Benenato > Nato, ecc.) e allungati in coda con un o più suffissi: Lippetti, Bertarelli, Natucci...).

Ora, T-otti è formato dal suffisso -otto e dalla consonante T. Ma nell’onomastica medievale i suffissi non avevano un reale valore diminutivo o accrescitivo o affettivo, erano usati solo come segni distintivi. Inoltre, nei nomi accorciati, le consonanti del suffisso trasformavano quella della sillaba precedente, facendola uguale a se stessa: da Giuseppe non si aveva Seppe ma Peppe, da Filippo Pippo, da Francesco Cesco e poi Cecco e Checco, ecc.

Per questo anche la T di Totti potrebbe essere un riflesso del suffisso, senza neppure il minimo ricordo di un nome originale; dunque Angelo > Angelotto > Lotto > Totto oppure Gaspare > Gasparotto > Rotto > Totto ...